di Federica Selis
Coi tempi che corrono non è più prassi per le famiglie avere
molti figli. È cambiata la società, è cambiato il modo di vivere il tempo, lo
stesso modo di accudire la famiglia, il senso stesso del concepirla. Alcuni
decenni orsono, come tutti sappiamo, le cose erano diverse: i fratelli più
grandi dovevano badare alla casa, al focolare, talvolta era loro dovere
allevare i fratellini più piccoli. Crescere una famiglia numerosa era
considerato quasi un dovere, nonché un indice di fertilità e di potenza
dell’uomo, perché tutti i figli, soprattutto quelli maschi, erano utili al
sostentamento ed impiegati nel lavoro in campagna. Tuttavia la mortalità
infantile era molto alta, e vista la sua incidenza in seno alla famiglia,
considerata una vera disgrazia. Le cause erano diverse: vuoi la scarsa igiene
se il neonato nasceva in casa, vuoi tare ereditarie, vuoi malattie non
diagnosticate o poca cura del neonato, fatto sta che non tutti i bambini
sopravvivevano o raggiungevano età molto elevate. Per redimere agli occhi della
società, o della propria coscienza, una madre incauta o la morte inspiegabile
di un neonato in culla, si era quindi soliti camuffare il decesso con la
scusante del fatto leggendario. Si tenga presente che la leggenda non era vista
allora con gli occhi di oggi: la credenza popolare era molto più forte e
capitava spesso che il racconto di un fatto inspiegabile venisse preso per vero
sia da chi raccontava che da chi ascoltava.